 |
Alberto: Ciao Edo, per partorire questa intervista ci abbiamo messo nove mesi, che forse alla nostra età facevamo un bambino che era anche meglio. Come testimoniano le foto più in basso, quando ci siamo conosciuti andavamo in giro con delle scarpe luccicanti; adesso andiamo in giro con delle scarpe di tela, tra dieci anni ci ritroveremo con le scarpe luccicanti, che si sa che è tutto ciclico. Di una cosa sono sicuro, che tra dieci anni non ci sarà la Fiat 126/WU-MOBILE di Luca Iven. Quindici anni fa eravamo dei marmocchi, c’era l’Indian Caffè, immancabile appuntamento della domenica pomeriggio, c’era il Parco Sempione, il Muretto, c’era Piazza Vetra. C’erano un sacco di storie da raccontare… Tu, in particolare, che cosa facevi?
Edward: In quel periodo credo non avevo in testa altro che i graffiti, cercare di rimorchiare e ubriacarmi… Non necessariamente in quest’ordine! Erano anni spensierati, non mi importava di niente e di nessuno, volevo solo fare piu scritte di tutti gli altri! In ogni caso in quel periodo ho creato legami in posti come l’Indian o Piazza Vetra che sono rimaste tra le amicizie più importanti, su cui posso contare anche oggi.
Rigurdando indietro, capisco che è stato davvero un momento magico. Non ne eravamo pienamente consapevoli perché lo stavamo vivendo in prima persona, ma quei pomeriggi credo ci abbiano davvero segnato, sia nel bene che nel male.
La cosa che mi affascina tantissimo è ritrovare le stesse persone adesso nel mondo adulto, quello del lavoro, e vedere che da quegli sbarbatelli che eravamo ci ritroviamo una generazione di talenti in vari campi, come il vostro dell’abbigliamento o come il mio della fotografia e in tantissimi altri.
|